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Capitolo 1
Il giorno dell'investitura
Nova City non dormiva mai.
Le sue ciminiere vomitavano fumo denso verso un cielo perennemente grigio, mentre ogni giuntura metallica, ogni tubo a vista, ogni copertura in lamiera contribuiva a una sinfonia industriale che risuonava anche nel più profondo silenzio. La chiamavano la Città Soldato, e bastava uno sguardo per capire il perché.
Tobias Cruz sentiva quell'acciaio fin dentro le ossa.
Ogni mattina era la stessa: l'odore di metallo caldo, il ronzio delle fabbriche lontane, il richiamo austero di un mondo fatto di regole, ordini e silenzi imposti. Ma quel giorno era diverso: era il giorno della suaInvestitura.
Suo zio Elian diceva sempre che Nova City era una prigione senza sbarre. «È l'unica gabbia che preferisce farti credere di essere un rifugio» gli aveva detto una volta. Tobias, allora, non capiva. Ma oggi, fermo davanti alla finestra della piccola casa che condivideva con sua madre, iniziava a comprendere.
«Tobias! Sbrigati, sei già in ritardo!»
La voce di Lyra, sua madre, tagliò l'aria come un coltello. Tobias sospirò, allontanandosi dalla finestra. Si guardò allo specchio. Diciotto anni. Capelli scuri, occhi profondi, una cicatrice leggera sul sopracciglio sinistro — ricordo di un'estate lontana, quando ancora credeva che la vita potesse essere un'avventura.
«Arrivo!» gridò, cercando la giacca militare appoggiata sulla sedia. L'uniforme era obbligatoria per l'Investitura. Ogni dettaglio era regolamentato: bottoni d'argento, spalline rigide, nessun accessorio personale.
Scese le scale in fretta. Sua madre lo aspettava in cucina, il viso severo come sempre. Ma nei suoi occhi brillava qualcosa che Tobias non riusciva a decifrare. Orgoglio? Preoccupazione? O forse… paura?
«Tobias» disse lei, prendendogli le mani. «Qualunque cosa accada oggi, ricorda chi sei. Non lasciare che il Macchinario decida per te chi devi diventare.»
Tobias la guardò confuso. Era strano sentirla parlare così. Di solito era lei la prima a rispettare le regole del Regno. Ma prima che potesse rispondere, il suono della campana dell'Accademia riempì l'aria.
Era ora.
* * *
L'Accademia Militare di Nova City si ergeva come una fortezza nel cuore della città. Ogni anno, migliaia di giovani varcavano le sue porte per ricevere l'Investitura: la cerimonia in cui il Macchinario di Assegnazione determinava il loro destino.
Soldato. Operaio. Tecnico. Medico. Arcanotecnico.
Non c'era scelta. Non c'era appello. L'algoritmo sapeva cosa eri meglio di quanto lo sapessi tu.
Tobias si unì alla fila dei candidati. Accanto a lui, due volti familiari:Crystal Arwen, la sua migliore amica fin dall'infanzia, e Kael Morruen, fratello minore del comandante e compagno di mille guai.
«Nervoso?» sussurrò Crystal, sfiorandogli il braccio.
«Mai» mentì lui.
Il Macchinario era imponente: una struttura cilindrica di vetro e metallo, alta almeno quattro metri, pulsante di luce azzurra. Al suo interno, ingranaggi invisibili processavano dati, analizzavano DNA, scandagliavano l'anima.
Quando fu il turno di Tobias, il silenzio calò sulla sala. Avanzò verso il portello, il cuore che batteva così forte da sembrare un tamburo di guerra.
Le porte si chiusero dietro di lui.
Buio totale.
Poi, una luce accecante. Un dolore sordo alla tempia. E una voce metallica che scandì le parole che avrebbero cambiato tutto:
«RISONANZA IGNOTA RILEVATA. PROCESSO INTERROTTO. SOGGETTO SOTTO OSSERVAZIONE.»
Il portello si aprì. Tutti gli occhi erano puntati su di lui.
E in fondo alla sala, il comandante Bayern Morruen lo fissava con uno sguardo che non prometteva nulla di buono.
— Fine dell'estratto —
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